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Qual è la differenza tra Intelligenza Artificiale “debole” ed Intelligenza Artificiale “forte”?

L’Intelligenza Artificiale debole, anche definita “Intelligenza Artificiale ristretta”, si riferisce ai sistemi progettati per svolgere compiti specifici, come ad esempio il riconoscimento d’immagini, l’analisi del linguaggio naturale o la raccomandazione di contenuti. Questi sistemi non “pensano” né “comprendono” nel senso umano del termine, bensì simulano alcuni aspetti del comportamento intelligente in contesti limitati.

I sistemi che rientrano nella categoria dell’Intelligenza Artificiale debole sono quindi addestrati allo svolgimento di compiti specifici, circoscritti ad aree ristrette (da qui la definizione alternativa di Intelligenza Artificiale “ristretta”). È evidente che un sistema di riconoscimento d’immagini specializzato nell’analisi di radiografie con l’obiettivo di identificare i tumori non potrebbe mai rispondere ad una domanda scritta o effettuare previsioni metereologiche; per queste altre attività sarebbe necessario addestrare altrettanti sistemi specializzati. Si può affermare con buona approssimazione che la quasi totalità dei sistemi intelligenti “deboli” di cui oggi disponiamo siano basati sulle ormai classiche tecnologie di Machine Learning (non hai mai sentito parlare di Machine Learning? Leggi il nostro articolo introduttivo sull’argomento!) le quali, addestrate su grandi quantità di dati raccolti nell’ambito di un dominio specifico, danno la possibilità di creare sistemi estremamente raffinati e performanti all’interno dominio stesso, superando spesso le abilità umane. Garry Kasparov, uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi, riflettendo sulla sua storica partita del 1997 contro “Deep Blue”, avanzatissimo software progettato da IBM, descrisse il modo di giocare del supercomputer come “alieno”, “non umano”. Kasparov osservò che, pur non possedendo una vera ed autentica comprensione del gioco, la precisione implacabile e “amnesica” (Kasparov utilizzò l’aggettivo “amnesico” riferendosi alle modalità secondo le quali il software sembrava scegliere le sue mosse, ogni volta in modo in apparenza strategicamente slegato dalle precedenti, bensì scegliendo ad ogni turno la migliore mossa possibile sulla base dello scenario corrente) della macchina le permetteva di giocare con una freddezza ed un’imprevedibilità che non potevano che apparire “aliene” ad uno stratega umano.

Questa caratteristica peculiare rese la macchina un avversario temibile ed al contempo evidenziò la distanza tra intelligenza artificiale ed umana. Kasparov approfondisce queste riflessioni nel suo libro “Deep Thinking” (decisamente consigliato ad addetti ai lavori e non, n.d.r.), dove analizza i suoi incontri con Deep Blue e considera le implicazioni dell’intelligenza artificiale in ambiti che richiedono pensiero strategico e decisioni complesse.

Deep Blue, il sistema per l’individuazione dei tumori, quello per le previsioni meteorologiche e persino l’ormai celeberrimo ChatGPT, sono tutti sistemi rientranti nella categoria dell’Intelligenza Artificiale “debole” (sì, anche ChatGPT). Anzi, senza elencare tutti gli innumerevoli software ai quali sino ad oggi (novembre 2024) è stato affibbiato l’appellativo di “intelligente”, si può tranquillamente affermare che ciascuno di questi rientra all’interno di tale categoria.

Che cos’è quindi l’Intelligenza Artificiale “forte”?

L’Intelligenza Artificiale “forte” è in grado di replicare pienamente le capacità cognitive umane, non simulandole ma raggiungendo una vera comprensione cosciente di sé e dell’ambiente circostante (digitale o fisico che sia). A differenza dell’Intelligenza Artificiale “debole” dunque, la quale esegue compiti specifici senza di fatto possedere una vera e propria “mente” nel senso più umano del termine, quella forte è in grado di pensare, ragionare e comprendere esattamente al pari di un essere umano. In altre parole, l’Intelligenza Artificiale forte non è solo in grado di risolvere problemi, ma anche di avere pensieri ed intenzioni proprie.

La principale nuova caratteristica di una tale Intelligenza Artificiale consisterebbe nella capacità di sfruttare le conoscenze acquisite in un campo per lo svolgimento di compiti completamente diversi, dimostrando un’inedita capacità di adattamento a problemi e situazioni di ogni genere. L’Intelligenza Artificiale “forte”, anche detta talvolta “generale” (in inglese, Artificial General Intelligence – AGI), nel 2024, NON ESISTE sul pianeta Terra.

Nonostante i notevolissimi progressi, soprattutto in tempi relativamente recenti, l’Intelligenza Artificiale “forte” rimane ancora un obiettivo lontano, in particolare per i seguenti motivi:

La teoria sui livelli d’intelligenza raggiungibili da una macchina non si ferma tuttavia all’Intelligenza Artificiale Generale. Nel libro “Superintelligence” (assolutamente un passaggio obbligato nella formazione culturale di un addetto ai lavori in ambito di Data Science, n.d.r.), il filosofo e scienziato Nick Bostrom esplora il tema delle differenze tra Intelligenza Artificiale debole e forte, approfondendo in particolare i rischi e le sfide etiche legate allo sviluppo di quella che chiama, da qui il nome del libro, “Superintelligenza”. Bostrom sostiene che, una volta raggiunto l’incredibile traguardo della realizzazione di una AGI, potrebbe essere solo una questione di tempo, magari di pochi secondi, il raggiungimento di un ulteriore traguardo, dal sapore decisamente trascendentale e quasi divino, di un’intelligenza in grado di eclissare completamente le capacità umane creando lo stesso distacco, parafrasando l’autore, che sussiste tra Albert Einsein ed un lombrico di terra. Una volta data alla luce una “Superintelligenza”, il destino della specie umana sarebbe sostanzialmente impossibile da prevedere a priori, in quanto sarebbe estremamente legato agli obiettivi maturati dentro di sé da questa nuova macchina sostanzialmente onniscente ed incontrastabile.

In uno scenario suggestivo quanto terrificante, Nick Bostrom immagina che il raggiungimento di un tale immenso livello di intelligenza venga perseguito da una macchina industriale nata con l’obiettivo della massimizzazione della produzione di graffette. In tale scenario, che l’autore descrive come “apocalisse da proliferazione di infrastrutture”, la macchina sfrutterebbe le sue capacità per massimizzare il suo obiettivo iniziale, trasformando l’intero ambiente che la circonda, a tendere l’intero Universo, in un enorme ammasso di graffette.

Per quanto una tale prospettiva possa sembrare inverosimile ed anche un po’ grottesca, risulta chiara la delicatezza del tema dello sviluppo di macchinari sempre più intelligenti e dotati di autonomia decisionale.
La distinzione tra Intelligenza Artificiale debole ed Intelligenza Artificiale forte, per quanto alle volte possa sembrare oziosa ed accademica, è indispensabile per indirizzare la ricerca verso la giusta strada. Mentre l’Intelligenza Artificiale debole è quindi già parte della nostra quotidianità e sempre di più lo sarà, il raggiungimento dell’Intelligenza Artificiale forte rappresenta forse la più grande sfida scientifica del futuro prossimo, superata la quale il destino dell’intera specie umana potrebbe spiccare il volo verso scenari oggi a stento immaginabili e comprensibili.

Questa strada non è priva di rischi.

Francesco