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Si sentono accostare, molto di frequente a sproposito, i termini “intelligente” o “intelligenza” a software e generici prodotti e servizi digitali.

L’intramontabile fascino delle macchine “capaci di pensare” come, o addirittura “meglio”, degli esseri umani, suscita regolarmente nei media la tentazione di attribuire non ben definite proprietà “intelligenti” ad algoritmi e processi che, oltre ad implementare paradigmi consolidati da decenni (ben prima di quest’ultima ondata di popolarità dell’intelligenza artificiale), sono tutto sono fuorché “intelligenti”.

Cos’è quindi che rende gli strumenti che possono essere legittimamente inseriti all’interno della categoria dell’intelligenza artificiale, appunto, “intelligenti”?

Senza scendere nei dettagli tecnici, vediamo di seguito quali sono le caratteristiche che distinguono un classico algoritmo che potremmo definire (con una certa licenza poetica) “procedurale” da un “modello intelligente”. Dunque:

In conclusione quindi, il concetto principale da comprendere per discernere ciò che è “intelligenza artificiale” da ciò che non lo è consiste in quanto segue. Dunque: 

Stiamo lentamente cedendo l’onere della comprensione del mondo che ci circonda alle macchine. Il perché? Perchè lo fa(ra)nno meglio.

Francesco